BEATO GIUSEPPE NASCIMBENI

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BEATO GIUSEPPE NASCIMBENI
(1851-1922)

UNA VITA DONATA “PER LA SALVEZZA DELLE ANIME”

Giuseppe Nascimbeni, sacerdote diocesano, parroco di Castelletto di Brenzone sul Garda e Fondatore della Congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, nacque a Torri del Benaco, nella diocesi e provincia di Verona, il 22 marzo 1851. Subito battezzato dal medico, intervenuto per le difficoltà che ne avevano messo in pericolo la vita, venne portato al fonte battesimale nella chiesa parrocchiale il giorno seguente. I genitori Antonio e di Amedea Sartori, provenienti dal confinante comune di Brenzone, seppero trasmettergli i valori che orientano l’esistenza al Bene, cercato nelle scelte e nelle molteplici situazioni della quotidianità.
Da loro ereditò l’amore al lavoro, la serena vivacità del carattere e una profonda sensibilità religiosa, rettitudine, bontà e generosità di cuore.

Famiglia, parrocchia e scuola contribuirono concordemente allo sviluppo armonico della sua personalità umana e spirituale, favorendo il fiorire della vocazione sacerdotale e l’adesione al Terz’Ordine francescano.
Intelligente e volitivo, dopo le scuole primarie in Torri, fu avviato agli studi a Verona: allievo per un breve periodo del collegio Don Mazza, passò al Collegio Accoliti della Cattedrale e frequentò le scuole del Seminario.

Ordinato sacerdote dal card. Luigi di Canossa il 9 agosto 1874, nella solennità dell’Assunzione di Maria SS., celebrò la prima santa Messa in Torri.
Dopo aver sostenuto gli esami di maestro elementare, fu inviato, nel novembre dello stesso anno, a S.Pietro di Lavagno, un borgo adagiato alle pendici dei Lessini veronesi, ove fu per tre anni stimato maestro e zelante educatore dei giovani nella catechesi, nella predicazione, nell’oratorio.
Organizzò nella propria casa un “ginnasietto”, esperienza di condivisione formativa e spirituale (continuata più tardi a Castelletto), per offrire ai giovani più dotati e aperti alla cultura una prospettiva di impegno e di integrazione nei vari ambiti della vita sociale e religiosa.
Trasferito a Castelletto il 2 novembre 1877, continuò, da cooperatore e maestro e quindi da parroco (1885), quell’instancabile e ardente ministero pastorale che sarebbe durato fino alla morte.

Castelletto di Brenzone, un ridente ma allora povero paese della sponda orientale del lago di Garda, ai confini della diocesi di Verona e, fino al 1918, ai confini dell’Italia con l’Austria, fu quindi il luogo della sua personale santificazione, la vigna della sua dedizione apostolica, della sua inesauribile operosità.
Castellettto era un centro povero e piccolo, sconosciuto e dimenticato, quasi irraggiungibile, ma ideale per vivere in pienezza l’“incarnazione” per amore dell’uomo.
Proprio nell’umile vita di Don Giuseppe Nascimbeni, splendono i tratti del volto del Signore nel quale si è configurato, condividendone la “passione per la salvezza delle anime”. Semplice parroco, sentiva di non poter bastare da solo a raggiungere tutti i suoi fedeli, ad entrare in tutte le famiglie della sua parrocchia; per questo cerca, chiede e si forma collaboratrici che con lui potessero attendere all’educazione e formazione umana e cristiana di piccoli e grandi, alla cura e assistenza di ammalati e poveri, al servizio ai sacerdoti, nella completa disponibilità a “provvedere ai bisogni materiali e spirituali del povero popolo”, perché “caritas Christi urget nos”. Vana fu l’insistente ricerca di suore presso diverse congregazioni religiose. Fu il consiglio e l’aiuto del vescovo coadiutore mons.Bartolomeo Bacilieri ad indicargli la volontà di Dio.
Tre giovani del paese, aperte all’azione dello Spirito, fra le quali la cofondatrice Madre Maria Domenica Mantovani, e una di Arco (TN), dopo breve noviziato nel Monastero delle Terziarie Francescane di S. Elisabetta in Verona, il 6 novembre 1892 divennero a Castelletto le pietre basilari del nuovo Istituto.
In piena sintonia con le indicazioni del pontefice Leone XIII, che proprio in quell’anno (1892) aveva emanato il Breve Apostolico Neminem fugit, presentando la Sacra Famiglia come luce, modello e guida delle famiglie cristiane, la Sacra Famiglia divenne l’ispiratrice e il modello anche della nascente congregazione e il Nascimbeni fu lo strumento per mezzo del quale lo Spirito donò alla Chiesa una nuova Famiglia religiosa con la missione di contemplare, adorare, vivere e testimoniare il Mistero di Nazareth.
Le suore, chiamate dapprima “Suore Francescane della Sacra Famiglia”, ebbero ben presto dal Fondatore stesso il nome definitivo di “Piccole Suore della Sacra Famiglia”.

Docile all’azione dello Spirito e sempre più afferrato dall’ardore di “vedere glorificato il Signore e salvate le anime”, egli volle le sue figlie “piccole”, cioè povere, umili, nascoste, semplici, francescanamente liete, imbevute di preghiera, di carità e di zelo apostolico, instancabili nel sacrificio.
Il nome è un programma di spiritualità che si richiama agli esempi di “vita nascosta, operosa, devota”, e di “profonda comunione, nella carità” della Sacra Famiglia.
Il Mistero di Nazareth, come sintesi di tutto il Mistero di Cristo (Betlemme – Calvario – Risurrezione – Eucaristia), è l’essenza del carisma che il Fondatore ha vissuto e insegna a vivere in umiltà profonda e in totale dono di sè, nel servizio e nel sacrificio.
Il grano di senape, seguendo le leggi della vita, è divenuto albero rigoglioso e le circa 3000 suore – di cui circa 940 viventi – si sono diffuse nel mondo, nella certezza che i “semi del Verbo” dentro l’umanità, senza che ce ne avvediamo, edificano il Regno.
In Italia, Svizzera, Albania, Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay, Angola, la forza del dono accolto e trasmesso continua a dare i suoi frutti.

Purificato da lunga malattia, don Giuseppe Nascimbeni il 21 gennaio 1922 pronunciò il suo “Maranathà”.
Fu il momento del suo affidamento totale al Crocifisso nel quale s’era “specchiato” per tutta la vita e del quale aveva condiviso fino in fondo la “sete di anime”.
Nella Beatificazione avvenuta a Verona il 17 aprile 1988, Giovanni Paolo II, lo riconobbe “un testimone singolare del Cristo per la sollecitudine amorosa, intelligente e fattiva verso le necessità del suo popolo”.